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Lirica, Svetlana Kasyan, la rifugiata che diventa stella Regio

MARCH 7, 2017

“Noseda è un grande. Ora Torino può far concorrenza alla Scala”

Mosca, 7 mar. (askanews) – Nelle vene ha sangue iraniano e non ha proprio l’aspetto della tipica russa. All’inizio sembrava un limite: le dicevano “non puoi fare ruoli da protagonista nelle opere russe”, e invece ora è diventata la sua fortuna: Svetlana Kasyan, con i suoi colori scuri e i suoi occhi neri, è al momento il soprano russo più promettente e conteso in Italia. Anche perché ha pronuncia priva di difetti. E dire che a 9 anni Svetlana non era altro che una rifugiata, scappata dalla Georgia, dove infuriavano i primi conflitti separatisti, in Kazakistan. A 11 anni vendeva sui mercati prima con un banchetto di verdure, poi di sandali. Poi arrivò il Conservatorio di Mosca, il Bolshoi e infine un concorso a Shanghai “sei anni fa” che le aprì molte porte. In Italia si esibirà da protagonista al Regio di Torino nella Manon Lescaut di Giacomo Puccini il 18 marzo. La prossima tappa, di un percorso che la sta portando a cantare in tutti i teatri più importanti d’Europa. C’è chi l’ha paragonata alla Callas, chi dice che ha una voce “verdiana”. Resta il fatto di quanto sia strana la parabola di questo scricciolo con ugola potentissima.

“Amo il repertorio italiano perchè è come miele per la voce”, afferma in un’intervista con Askanews. “Appena arrivata mi è stato detto che avevo una voce da protagonista, e ho iniziato subito con i grandi ruoli, da Tosca a Madama Butterfly. Non mi hanno mai dato piccoli ruoli. È molto bello, ma è anche pericoloso: bisogna lavorare duro, senza tempo libero, e per una cantante richiede molta responsabilità. Ma va bene così”. Fra i ruoli interpretati dalla Kasyan, anche Odabella, nell’Attila, un’opera di Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle Solera. “È stato difficilissimo, ma abbiamo avuto un successo grandissimo al Teatro Comunale Luciano Pavarotti, a Modena. Con Attila, re degli Unni, interpretato da Carlo Colombara, ed Ezio, generale romano i cui panni erano vestiti da Vladimir Stoyanov”.

I suoi estimatori dicono che quando apre bocca, sembra che abbia tre microfoni solo per lei. Il successo di pubblico per Svetlana è giunto con la Madama Butterfly e il Don Carlo, l’opera più complessa e monumentale di Giuseppe Verdi su libretto di Joseph Méry e Camille du Locle. E soprattutto grazie a un Dvd, edito dalla Rai, dopo il quale la cantante ha ricevuto cinquemila email dai fan appassionati. Alla domanda se sogna di cantare sotto la direzione di Riccardo Muti, ieri insignito di un’importante onorificenza da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Kasyan risponde con un diplomatico: “Sì, mi piacerebbe. Ma sono fortunatissima al momento perchè sto lavorando con Gianandrea Noseda: è un grande. E sotto la sua direzione, secondo me, il Teatro Regio può far tranquillamente concorrenza alla Scala. E questo mi sembra basilare”.

Kasyan ha cominciato a 18 anni a studiare canto. Come una seconda vita, dopo le grandi difficoltà dell’infanzia e dell’adolescenza, quando si trovò ad affrontare gli enormi ostacoli di chi vive da rifugiato. “A 24 anni sono entrata al Teatro Bolshoi: eravamo in 600 per 10 posti. Si trattava di un programma per giovani talenti”. L’unica via per chi non ha denaro da investire nella propria carriera. “Io devo dire grazie al Bolshoi: è stato la mia vita. Il mio primo ruolo è stata la Tosca di Puccini. Subito da protagonista”. Subito un’opera italiana. L’Italia per Kasyan è insomma croce e delizia. Ma non c’è solo il Bel Paese. Con la Filarmonica di Berlino Kasyan ha cantato Aida. “Canto sempre Verdi e Puccini. Dicono che ho una voce verdiana. E ho un aspetto italiano. In realtà mia mamma è un po’ persiana, ma va bene così. Tosca deve avere gli occhi neri e la pelle come la mia. Voce, faccia, corpo: è tutto un insieme. Oltre alla passione”. E quella non ha colore.